Alcol tra mito e realtà

L’Alcol è la droga più antica e più diffusa al mondo e il suo consumo è radicato nella nostra cultura.

Malgrado il suo uso sia consentito non è certamente consigliato tanto che l’IRAC (Agenzia internazionale della ricerca sul cancro), nel 1988, lo ha classificato come agente cancerogeno per l’uomo inserendolo nel gruppo 1, “sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo”.

 

Nonostante l’alcol sia un alimento poiché presenta un elevato contenuto energetico (1g apporta 7kcal) non può certamente essere considerato un nutriente in quanto non esplica nessuna funzione nutritiva per l’organismo. 

 

L’etanolo viene assorbito molto rapidamente (l’assorbimento inizia subito dopo l’introduzione e termina circa in 30 minuti) a livello gastrointestinale e la velocità è influenzata da alcuni fattori come la quantità di alcol e la velocità con cui viene utilizzato o la composizione del succo gastrico (ad esempio, i carboidrati determinano un più lento assorbimento). 

Una volta assorbito, essendo solubile in acqua arriva velocemente in tutti gli organi che presentano un elevato contenuto di acqua ed un alto flusso sanguigno come i polmoni, i reni, il fegato o la placenta.

Il 90% dell’etanolo è metabolizzato nel fegato ed escreto attraverso le urine. Il restante 10% viene escreto immodificato attraverso le urine, i polmoni e il sudore. 

 

Se è vero che esistono studi che dimostrano che l’alcol a basse quantità presenta degli effetti benefici sulla salute cardiovascolare, il famoso bicchiere di vino rosso durante i pasti, è altrettanto vero che sono numerosi gli effetti negativi che questo tipo di sostanza ha sull’organismo. Tutti gli organi vengono colpiti ma quello che forse maggiormente subisce danni è il fegato, in quanto destinato alla sua metabolizzazione. 

Il consumo di alcol porta ad un accumulo di trigliceridi nel fegato dovuto ad una riduzione dell’ossidazione epatica degli acidi grassi ed ad un aumento dell’ingresso del grasso per lipolisi periferica e sintesi di trigliceridi, la steatosi epatica. Nel bevitore cronico si innesca un processo infiammatorio, l’epatite alcolica, che può nel tempo portare alla fibrosi detta cirrosi epatica, la quale a sua volta può evolvere anche in epatocarcinoma. 

L’alcol, inoltre, aumenta il senso di sazietà dando l’errata sensazione di non aver bisogno di alimentarsi e portando nel lungo periodo una carenza di sostanze nutritive e malnutrizione. Questa strategia viene utilizzata nella drunkoressia, un tipo di DCA (Disturbi del comportamento alimentare), caratterizzata dalla riduzione della quantità di cibo assunta per poter aumentare l’assunzione di alcol senza aumentare il peso corporeo, è considerata una vera forma di alcolismo. 

Essendo un alimento calorico causa un aumento di grassi nei tessuti e una possibile obesità.

Infine c’è una relazione tra il consumo di alcol e i tumori. In particolare è stato visto che l’alcol aumenta lo sviluppo del tumore al seno nella donna. 

 

Quanto assumerne?

Non esiste una quantità, neanche molto bassa, considerata “sicura” per la salute. Nonostante ciò, viene considerato a “basso rischio” una quantità di alcol giornaliera che non deve superare i 20-40 grammi nell’uomo e i 10-20 grammi nella donna, da consumare esclusivamente durante i pasti. Il rischio per la salute aumenta con l’aumentare della quantità assunta. 

 

12g di alcol sono presenti in un bicchiere di vino (125ml), in una birra (330ml), in un aperitivo (75ml) o in un superalcolico (40ml).

 

Lo sapevi che? 

 

-L’alcol non aiuta la digestione ma la rallenta.

-Il vino non fa buon sangue, il consumo di di alcol può essere responsabile di varie forme di anemia e di un aumento dei grassi presenti nel sangue. 

-Le bevande alcoliche non sono dissetanti ma disidratano, l’alcol richiede una maggior quantità di acqua per il suo metabolismo in quanto provoca un blocco dell’ormone antidiuretico, quindi fa urinare di più aumentando la sensazione di sete.

-L’alcol non dà calore, la dilatazione dei vasi sanguigni di cui è responsabile produce soltanto una momentanea e ingannevole sensazione di calore in superficie che, in breve, comporta un ulteriore raffreddamento del corpo e aumenta il rischio di assideramento, se fa freddo e si è in un ambiente non riscaldato o all’aperto. 

-La birra non “fa latte”, la donna non ha bisogno di birra per produrre latte ma soltanto di liquidi: acqua, succhi di frutta e cibi nutrienti. Anzi è bene ricordare che durante la gravidanza l’alcol assunto passa nel liquido amniotico con possibili conseguenze nella normale crescita del feto che alla nascita può risultare affetto da una grave malattia nota come sindrome feto-alcolica. 

 

Nonostante i benefici che l’alcol potrebbe avere attraverso un suo consumo moderato è sicuramente più importante tenere presente i rischi che questa sostanza può causare se consumata in quantità eccessiva.

 

Less is better!!!

                                                             

Citazioni da: Ministero della Salute